“Ehi dico Jack, ma noi abbiamo qualche merdoso musicista che tiene per i lions, oppure ci dobbiamo sorbire ad ogni derby le interviste a Steve Harris e a quegli altri stronzi dei Cockney Rejects?”
South Bermondsey, fine marzo 1993, esterno
giorno, palazzine in mattoncini scuri che sembra quasi un quartiere fatto col
“Lego”, pigrizia, tanfo di fritto mattutino, passi strascicati da suole Dr Martens, una Austin Metro scorre giù di carrozzeria, risacca di benzina, solita strada color
cenere, piatta, si muove con l’ansa del Tamigi, poi si rompe e strapiomba nell’odore
di officina, di gomme e olio esausto, orridezza nuova nei sottopassi ferroviari,
ribrezzo di scritte spray, l’estasi nella convinzione di un irrisorio benessere proletario rimasto a separare
le schegge dell’East London nel fondo limaccioso della bottiglia inglese.
“Andiamo Connor smettila di masturbarti con queste scemenze, te lo ripeto, dalla nostra parte ci sono Roi Pearce, il frontman dei Last Resort e poi Billie Joe Armstrong il chitarrista dei Green Day, lui è un grande tifoso del Millwall e anche Lars Frederiksen dei Rancid”.
“Un paio di questi non sono americani?”
“Fanculo Connor, il singolo di maggior successo della carriera dei Rancid è una canzone incredibilmente orecchiabile, organo Hammond incalzante, attinge all'immaginario dei film gangster oltre all'iconografia ska/punk per raccontare la storia di un ragazzo ribelle che si fa strada partendo dalla strada fino a diventare rispettato, temuto e infine condannato a morte da un boss della malavita. In pratica è il lato A di London Calling dei Clash distillato in due minuti e 24 secondi...”
Sferragliare di treno sullo sfondo, confidenze puerili, striduli sbuffi adolescenziali, insofferenza da riserva di caccia, guaiti di cani dietro siepi di pitosforo, occorre incorporare nei nomi le forme, caduto il vento i passi dei ragazzi sono quelli della loro ombra, gocce di pioggia come spilli sulle teste rasate, a vederle alla luce chiara dell’whisky quelle di Connor e Jack sembrano ombre di ragazzi rimasticate in eterno da mascelle senili. Accennano a un coro, il coro,"No one likes us, we don't care"…
Jack, frangia e felpa scolorita di una taglia in più ha 16 anni, si torce clownescamente verso Connor, polo Fred Perry quadrettata e bretelle sui jeans, qualche maledetto mese in più sulle spalle gracili, anche più bianco e smunto, lentiggini fra i lembi del bavero, figli di un sottosuolo invisibile, botola di suggestione, sbirciano il chiosco all’approssimarsi del Den, muretti in calcestruzzo, porte sbarrate verniciate in blu e filo spinato arrotolato ovunque sui cigli del perimetro, dentro gradoni di convenienza sul rettangolo verde dei loro ragguardevoli sabato pomeriggio, il dissiparsi vischioso del cono di luce, dove si gioca a morire, volere o disvolere, lanci di penny e offese, garretti recisi, calci nella fanghiglia, un pugno di ricordi secchi ascoltati in qualche pub.
“Il Millwall è nato da una fica scozzese, me lo ha garantito quel figlio di puttana di Jimmy Reid, quello con la frangetta, il propietario del Blue Anchor”
“E con questo Connor? dovremmo forse fottercene della Regina?”
“Dovremmo fottercene di tutti Jake, te lo dico io. Teniamoci stretto il nostro lurido posto e guardiamo avanti senza dissolverci. Ti racconto questa. Un cazzo di mercoledì giocavamo contro il “Boro” qui al Den. Era una partita di coppa importante, a Bermonsdey e in Old Kent Road non si vedevano altro che maglie del Millwall. Nell'attesa tornasse mio padre dal lavoro ero seduto su qualcosa in Leathermarket Street... Avrò avuto otto anni. Arrivò un tipo, faceva finta di non vedermi, quando giunse alla mia altezza gli feci: “Ehi, capo, per che squadra tieni?”. “Per il Middlesbrough” rispose lui, bello spavaldo. Allora quando mi ebbe superato di qualche metro mi misi a cantare: “Vai a firmare, vai a firmare, barbone. Tanto avete solo la disoccupazione”. Stupefatto, si voltò. Non pensava che un bambino fosse così velenoso. Mi infilai una mano in tasca e tirai fuori una monetina. Poi gridai: “Eccoti 10 pence, comprati una casa”.
“Ahahahah, questa non la sapevo, beh mio fratello George lavora giù al “Tesco”. Un giorno, entrò un tipo robusto, sui cinquanta, brizzolato, che notò la piccola spilla del Millwall che lui aveva infilzato nella casacca. Lasciò cadere la spesa e si tolse la maglietta, rivelando un tatuaggio degli Hammers sul bicipite destro. Poi cominciò a battersi il petto e gli chiese: "Vuoi uscire, ragazzo?". Dietro alla cassa c'era una fila di anziani con i carrelli completamente carichi di merce, tutti sconcertati. Mio fratello fece finta di niente, prese una penna vicino alla cassa e gli scrisse un biglietto, ci scrisse di aspettare l’orario di chiusura e di farsi trovarsi sul retro del Supermercato. Quel gran figlio di troia non si presentò. Vigliacco.”
“Domenica prossima dobbiamo fargli il mazzo a casa loro, in quel nido di neri e pakistani che ti tirano piscio, frutta e ortaggi dal Queens Market mentre i nostri vengono scortati lungo Green Street fino alla stazione di Upton Park. Appena posso voglio farmi una trasferta di quelle toste e rompere il culo a qualcuno.”
“Peccato non abbiamo più quella squadra del 1988, io un pochino me la rammento, ho ancora i poster di Teddy Sheringham e Tony Cascarino, esordimmo in casa contro il Derby County...”
“Beh, loro erano le punte ma del capitano Les Birley e Terry Hurlock che aveva i capelli come Brian May te li sei scordati? Tutta gente dura, tutta gente da Millwall, anche se una sera Hurlock detto "Gypo", durante il nostro anno nella massima serie, venne accusato di essere stato pescato a farsi una nottata troppo allegra e nonostante la polizia ci fu un bel siparietto faccia a faccia con i tifosi all’uscita degli spogliatoi dopo la sconfitta in casa contro gli Spurs per cinque a zero. C’erano tutti i capi dei “Bushwackers”, Ginger Bob, Harry The Dog e Mad Pat, quelli che a Luton presero possesso dello stadio e decisero di far volare in aria un migliaio di seggiolini e qualche bobbies.”
Millwall Football Club, cespuglio di papaveri, quadrato di veterani, superstiti di mille battaglie dove ogni fibra è persuasa ancora di essere immortale e si rifiuta di disimpararlo, il club è originario dell'East End, avendo iniziato a giocare sull'Isle of Dogs a Poplar, nel 1885, come squadra aziendale della JT Morton, una fabbrica di conserve, maglia color blu di Scozia. Negli anni Venti volle espandere i propri orizzonti e si trasferì a sud del fiume, spostandosi al “Den” per coltivare un maggiore sostegno nelle zone densamente popolate di Bermondsey, Peckham, Deptford, New Cross... Ma il club mantenne comunque il suo nucleo di tifosi dei Dockers, tanto che fino agli anni '60 le partite del Millwall erano le uniche in tutto il paese a poter iniziare alle 15:15, per dare ai lavoratori il tempo di raggiungere Cold Blow Lane.
“Jack dove andiamo a vederci la partita di domenica pomeriggio? L’Anchor e il Nelson saranno zeppi come i miei coglioni, credo ci sia la diretta su ITV”
“Andiamo da Mark, da quando fa l’apprendista idraulico da quel matto in Lower Road si è comparato una bella televisione e vive da solo a Raymouth, vicino alla ferrovia...”
“Non ha trovato i biglietti per la
trasferta...?
“No, ha avuto problemi con la polizia e poi lo sai, il governo ci sta dietro un pò a tutti adesso, i tagliandi sono contingentati”
Territorialità e orgoglio:
entrambe le tifoserie vedono l'altra come una rivale incombente; sottocultura hooligan,
rivalità fortissima: lo sciopero dei Dockers nel 1926 quando il Millwall ruppe
i picchetti, la guerra tra le gang di Richardson e Krays, la cultura, la moda,
l'orgoglio locale... bottiglie e sassi che volano dai palazzi bassi sulle strade. Ci furono due morti, uno per parte. La partita d'addio di Harry Cripps all'inizio
degli anni '70 fu praticamente una sommossa continua, un tifoso del Millwall fu
spinto sotto un treno a New Cross da quelli del West Ham. Subito dopo, durante le partite casalinghe del Millwall, vennero
distribuiti dei volantini con la scritta: "Un tifoso del West Ham deve
morire per vendicarlo”. E infatti un tifoso del West Ham fu accoltellato a
morte a Embankment. Nel 1977, la BBC voleva realizzare un documentario sui
famigerati hooligan del Millwall, noti allora come "Treatment" e
"F Troop". Avevano programmato un dibattito in studio con tifosi
"ordinari" dei Lions, famiglie ecc., per dimostrare che la stragrande
maggioranza erano semplicemente tifosi perbene che amavano il calcio.
All'ultimo minuto, scoppiò una controversia tra i vigili del fuoco e il
dibattito in studio fu accantonato per fare spazio al servizio sullo sciopero
minerario. La pubblicità che ne derivò causò al Millwall FC milioni di sterline
di mancati introiti, per non parlare della percezione che il club fosse poco
più di un'orda di barbari selvaggi per i quali il calcio era un'attività
secondaria.
“Che te ne pare Connor della
novità Premier?”
“Stanno creando un calcio per ricchi, per gente che potrà permettersi di pagare biglietti salatissimi, vogliono tirare fuori la classe operaia e i più poveri dal mondo del calcio, altro che storie, vedrai...”
“Quindi se quest’anno andiamo di sopra immagino un po' ti dispiacerà…”
“No, noi non ci andiamo, siamo messi male, e poi qualcosa mi dice che nel caso fossimo in corsa ci combineranno qualche porcata per metterci i bastoni fra le ruote, quei parrucconi della federazione mica ci vogliono nel paradiso patinato della Premier credimi, ma non ci devono andare nemmeno i fottuti martelli, sai che quel bastardo di Billy Bonds ha detto che Morley segnerà sicuramente un goal?”
"Bah, stronzate, ce la giocheremo invece, McCarthy non è uno sprovveduto.”
Mark Ross era un tipo grassoccio, taciturno e ciarliero a seconda della quantità di anfetamine che si era buttato giù, si era comprato un buco per topi ma aveva davvero una bella TV color, il canale di ITV si vedeva bene e per di più aveva pensato anche alle birre, una cassetta di Harp Lager in lattina. Connor si era seduto su una poltroncina tappezzata in tartan e non aveva ancora finito di accendersi la sua Benson che Jamie Moralee aveva portato in vantaggio il Millwall. Non era passato neppure un minuto di gioco.
“E questo ficcatevelo nel culo finocchi
del Bolyen...”
Nella stanza risuonò stonata: "No one like us we dont'care we are Millwall, we are Millawall, from the Den...”
Immancabile esicasmo, un secondo dopo, Jack approffitta per fare culturame a basso costo:
”Ehi voi che di musica non capite un emerito cazzo, sappiate che questo coro fu plasmato sul calco di Sailing, canzone composta da Gavin Sutherland nel 1972, successivamente ripresa da Rod Stewart, che ne ha fatto quella cover melensa di enorme successo. Peccato il biondino tifi per quei pigiamini cattolici di Glasgow.”
Comunque sia, i vetri tremarono un poco, bensì mica per le urla ma per il treno delle 13,0o che da London Bridge portava già a Lewisham. Una calotta di fumo adornava il soffitto biancastro. Poi fra il minuto 13 e quello seguente il West Ham si scrollò ribaltando la partita, due goal in rapidissima successione.
“Porca di quella puttana, sbottò Mark inginocchiatosi sul tappetino davanti al divanetto, lo sapevo, siamo sempre dei dannatissimi segaioli, ora ditemi voi come si fa a beccare due reti in due minuti dopo che stai vincendo, mi ammazzo, mi ammazzo, cosa mi consigliate...”
“Perché non fai le due cose insieme...” - rispose di botto Jack- messosi a cavalcioni su una sedia di plastica girata al contrario.
Modesta risata, senza troppo esito, con sorrisi vacui, Connor aprì la finestra da dove giungeva il brusio del quartiere, groppo sanatorio di nevrastenici, miserie carnali e disgrazie della mente, indaffarato inospitale, quasi come quella casetta di Mark dove ITV continuava a insistere a restare accesa attaccata a un’incongrua spinetta in un angolo. Due a uno per loro, ceralacca su assolo di umore pessimo, una minacciosa promessa, andranno in Premier vincendo pure il derby, immediati e cangianti e nel loro cantare quella stramerda di Blowing Bubbles, gagliarda e allegra nel lucernario di casa loro, ma la rivincita, quantomeno nel risultato arrivò mentre Connor nel secondo tempo e alla quarta Benson si era appoggiato, quasi riparandosi, a una tenda color granito, nuca sul muro accanto a una Union Jack appesa a un paio di chiodi, e accanto a un mini poster di un giornaletto pornografico in cui la signorina accondiscendente accudiva un membro glorioso di nervi. D’un tratto da una punizione dalla tre quarti il gruppo si s’accigliò fremendo. Mark Stevens il centrale del Millwall colpì sciattamente la palla di testa che finirà in rete con suono sordo e piacevole come musica di gocce sul vetro, West- Ham 2 Millwall 2, l’attimo stesso che parve impietrirsi in maniera incorruttibile e invece toh, era già passato, irto di punte e coltelli ma che attimo.”
Ps: a fine stagione il West Ham salirà in Premier League da Runner up mentre il Millwall di Mick McCarthy si dovrà accontentare del settimo posto.

