Campo di patate delle East Midlands. Fango che sale su fin
sopra i calzettoni, impiastriccia le magliette, nasconde i numeri sulla
schiena. Il City Ground schiuma umidità da ogni poro. Tribune come scatolette
di sardine, pubblico pressato, dondolante,
luce carezzevole da abatjour. Ultimi refoli di una pioggia che aveva
scosso Nottingham per giorni, gocce leggere cadevano sui solchi fatti dai
tacchetti. Le scarpe rumoreggiano sulla melma. Era un calcio che non godeva di
troppi privilegi. Mistico senza liturgia. Si sgomita. Si danno botte, si
prendono, si segna, si urla, si impreca, si gioisce, la folla inghiotte ogni
emozione e la restituisce con inerzia gutturale e solidità da baritono.
Nottingham Forest-Colonia, 11 aprile 1978, semifinale di andata della Coppa dei
Campioni, rossi contro bianchi, Brian Clough contro Hennes Weisweiler. Due
figli di buona donna che declamano opinioni politiche troppo divergenti perché
la comune passione per il calcio possa unirli in un timido saluto sia pure di
cortesia sportiva. Clough è un socialista convinto, Weisweiler ostenta
apertamente le sue inclinazioni di destra, in realtà la “buoncostume”
multerebbe entrambi volentieri per eccessiva disinibizione nei comportamenti.
La capretta viene legata alla quercia del Trent e sfiora il colpaccio. La
capretta? Già la capretta Hennes. A vederla così, di primo acchito, sembrerebbe
una capra qualunque di quelle con le corna e tutto il resto. Ben curata, certo,
ma come tante altre solo che la Germania è terra di eresia. E allora quella
sulla sinistra, pochi metri dopo aver varcato la soglia dello Zoo di Colonia,
non è affatto una capra qualunque. Lo suggeriscono anche i cartelli,
d’altronde: "Hennes IX, animale araldico e totemico dell’1. FC Köln".
Ah, una mascotte? No, qualcosa di più. Basta posare gli occhi sullo stemma
della squadra per capirlo. Hennes, la capra, mette i suoi zoccoli sulfurei sui
pinnacoli del Duomo. Pochi minuti trascorsi a bordo recinto, tratteggiano la
virtù e turisti o fanatici si assiepano quotidianamente per ammirare da vicino
l’ultimo esemplare di un’autentica dinastia. Esatto, perché la singolare storia
degli Hennes affonda le proprie radici nel secolo scorso. Tutto, per la
precisione, iniziò nel 1950 esattamente due anni dopo la fondazione del club,
previa fusione fra il Kolner e lo SpVgg Sulz, riportata in data 13 febbraio
1948, voluta fortemente da Franz Kremer, autentico demiurgo nato nel quartiere
di Klettenberg. Il direttore del circo di Colonia, un inglese, Harry Williams,
decise di regalare alla squadra un “portafortuna”, il simbolo che ancora le
mancava, cioè - appunto - un giovane becco. “Jawohl”, ora come battezzarlo? La
scelta cadde sul nome dell’allora giocatore e omonimo Hennes Weisweiler, il
quale (secondo la leggenda) arrivò addirittura a farsi urinare addosso per
poter beneficiare appieno dei poteri dell’oracolo. Vabbè, sorvolando su
quest’ultimo dettaglio, la “mossa” si rivelò corretta, tant’è che in seguito il
tecnico vincerà da calciatore due titoli e da allenatore condusse i suoi verso
la gloria sia in Bundesliga che in Coppa di Germania nel 1978 cullando il sogno
della Coppa dei Campioni. Colonia in quel periodo era risorta completamente,
Colonia una delle città tedesche più fracassate dalla guerra, la città renana
nel maggio del 1945 si presentava come un enorme distesa di mozziconi di case,
un’aratura di detriti, un ammasso di rottami intorno alla sua Cattedrale, alta,
abbrunita, dritta come un gigantesco spettro, e dentro i Re Magi dormivano
nello scrigno d'oro. La Colonia del profumo avvolta dalla bruma anche d'estate
che pareva impregnare l'aria e nelle giornate di vento la polvere evaporava
dalle macerie. Insomma, il cielo grigio degli anni immediati del dopoguerra
sembrò prolungare gli inverni finché finalmente tornarono i fiori sulle terrazze
delle case, nei giardini, nelle insegne dei negozi, il Neumarkt riaddensò le
sue bancarelle e le candeline, una fiammella alla volta, cominciarono a tornare
a scandire l'approssimarsi del Carnevale sulla Hohestrasse, la grande asse
pedonale, nuovamente animata e allegra; Franz Kremer pose la domanda delle
domande: "Volete diventare campioni di Germania con me?". Brusio,
risatine di sottofondo, qualche applauso di incoraggiamento. Lui mantenne la
promessa con i fatti. l'FC Colonia ottenne la tanto attesa promozione in
Oberliga West (Lega di massima serie della Germania Ovest) già al secondo anno.
Guidato dal brillante duo composto da Hans Schäfer e Josef "Jupp"
Röhrig il club divenne campione della Germania Ovest per la prima volta nel
1954 e raggiunse la finale di Coppa di Germania, persa sfortunatamente 1-0
contro lo Stoccarda ai tempi supplementari. Franz Kremer era un autentico
perfezionista. Negli anni successivi, lavorò sistematicamente sulla squadra e
sulle strutture del club, senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà, con uno
sforzo e una meticolosità del tutto atipici per il calcio di allora. Dalla
mattina alla sera, il "Boss" – come lo chiamavano rispettosamente
giocatori e tifosi – era in piedi, guidando le attività del club verso una
professionalità sempre maggiore. Da un lato, si comportava come un patriarca
severo che non si asteneva mai dal criticare e non tollerava alcun dissenso;
dall'altro, si preoccupava profondamente del benessere dei suoi giocatori. La
figura del calciatore professionista non esisteva ancora. Kremer garantì ai
suoi giocatori una sicurezza finanziaria per la loro carriera post-agonistica,
solitamente attraverso le sue stazioni di servizio e tabaccherie. Si assicurò
inoltre personalmente che i giocatori gestissero il loro denaro con attenzione
e parsimonia; li consigliò su come sottoscrivere piani di risparmio presso
società edilizie e acquistare terreni e case. Riguardo al suo stile di
leadership, Kremer amava definirsi un "dittatore democratico". Non sorprenderà
quindi che considerasse il primo cancelliere tedesco guarda caso proprio nativo
di Colonia, Konrad Adenauer un modello da seguire. Nessun altro club calcistico
tedesco all'epoca poteva vantare infrastrutture paragonabili. Nel cuore della
cintura verde cittadina, nacque il "Geißbockheim", centro di
allenamento all’avanguardia inaugurato
nel settembre 1953. Alla luce dell'economia calcistica odierna, tutto ciò
potrebbe non sembrare particolarmente spettacolare ma se rapportato agli
standard dell'epoca, il metodo di gestione di Kremer era di gran lunga in
anticipo sui tempi, tanto che, a posteriori, l'1. FC Köln è unanimemente
considerato il primo club calcistico professionistico in Germania. Nel 1962,
Franz Kremer raggiunse finalmente il suo grande obiettivo sportivo: sotto la
guida del nuovo allenatore jugoslavo Zlatko "Tschik" Čajkovski quando
il Colonia si laureò campione di Germania per la prima volta. La stampa
sportiva si profuse in elogi: "Il Colonia ha lottato e vinto il suo primo
campionato tedesco usando le armi del calcio più moderno” - riportava
"Kicker”. Oltre 200.000 persone accolsero i giocatori con un'ovazione.
Questa impresa si ripeté nel 1963/64, seppur in un formato completamente
diverso. A partire da quella stagione, il campionato tedesco fu determinato in
un'unica lega nazionale: la Bundesliga. Questo realizzò un sogno a lungo
vezzeggiato da Franz Kremer. Dalla metà degli anni '50, lui e il futuro
presidente della DFB, Hermann Neuberger avevano infatti lavorato energicamente
per implementare questo nuovo formato. Tuttavia, fu solo nel 1962 che la loro
proposta ebbe successo. Nel 1973 lo stadio di Müngersdorf diventerà il primo
impianto coperto della Germania calcistica. Si ora dobbiamo tornare a
Nottingham. C’è un giocatore nel Colonia, un belga, i capelli biondastri che
gli si stanno diradando sulle tempie, lui li lascia crescere lunghi sulla nuca,
senza che ciò intacchi minimamente la sua eleganza. Giocoso nella vita come in
campo, condivide volentieri la ricetta della fonduta belga: "Si prepara
una grande pentola di purè di patate, si invitano degli amici e ci si intingono
le patatine fritte". Chissà forse Roger Van Gool (l’uomo da un milione di
marchi) ha raccontato questa storia a David Needham e Chris Lloyd, e loro ad un certo punto ripensandoci
si contorcevano come gobbi, aprendoli la strada verso la porta inglese: 0-1.
Nella finale del Pokal la stagione precedente solo il portiere Harald
Schumacher, i difensori Roland Gerber, Gerd Strack e Herbert Zimmermann e, in
misura minore, i marcatori Bernd Cullmann e Roger van Gool, si erano veramente
meritati il merito di una vittoria contro il Fortuna Düsseldorf senza
particolare esultanza. I registi di centrocampo Heinz Flohe e Herbert Neumann,
quest'ultimo costretto a scendere in campo di partita in partita a causa di un
infortunio al ginocchio, furono in gran parte ostacolati nello sviluppo delle
loro grandi capacità dagli avversari Flemming Lund, il danese alto appena 1,68
m, e dal veterano quasi calvo Egon Köhnen. Heinz Flohe e Herbert Neumann scambiano
un uno-due vicino alla porta, "Flocke" ci prova e insaccò il pallone
in rete. Poi raddoppio di Van Gool e coppa al Colonia senza meritare sen non
nel punteggio. il Nottingham praticava una versione idiosincratica del passing
game e sembra aver mandato a memoria la lezione impartita al mondo, pochi anni
prima, dagli olandesi: il Forest, anche se non schiera un gran numero di
campioni, fraseggia, controlla la manovra e il possesso, gioca con il
baricentro alto e domina l’incontro per larghi tratti, creando tantissime
occasioni e dimostrandosi in grado, da buona squadra britannica, anche di
mostrare i denti e di alzare i gomiti, quando necessario. Il Colonia si porterà
sul 2-0 in maniera inattesa giocando più di rimessa ma con grande qualità
nonostante la fanghiglia, che dopo pochi minuti nasconde agli occhi degli
spettatori anche i numeri di maglia. Weisweiler è fautore di un calcio totale
teutonico, aggressivo e spregiudicato, sarà un incontro omerico, di enorme
intensità, i suoi sono una squadra tosta fisicamente e tecnicamente di alto
profilo nonostante quel campaccio sanno manovrare, tanto che anche le loro
occasioni, specie quelle costruite in campo aperto, non si contano. Dieter
Müller imperversa sugli stracci di un Forest fuori convergenza: 0-2. Dieter
Müller, ovvero il ragazzino capelluto di Offenbach che realizzò sei goal in una
partita della Bundesliga; accadde il 17 agosto del 1977, nella partita
casalinga disputata contro il Werder Brema. “Ero al settimo cielo quando ho
lasciato il campo. Sei reti, nessuno ci è più riuscito. Quando sono arrivato al
Geißbockheim dopo la partita, sono stato accolto da applausi e ho bevuto una o
due boccali di Kölsch in più del solito. Ma in quel momento non ho realizzato
appieno cosa fosse appena successo. Solo il giorno dopo ho capito che quei
centri erano un record assoluto"- racconta nella sua autobiografia
"Le mie due vite". Una serata indimenticabile che rimane insuperata.
E a Nottingham intanto? finirà 3-3. Il
commovente sforzo del Forest aveva ribaltato la gara sul 3-2 prima di subire il
goal del pareggio su una ripartenza, che si conclusa con un destro velenoso del
subentrato carneade Yasuhiko Okudera, nato
a Kazuno, in Giappone, il calciatore che possedeva la saggezza degli
abitanti dell’arcipelago. Per arrivare a quella semifinale il Colonia aveva
vinto una Bundesliga clamorosa all’ultima giornata. Quando tutto sembrava
semplice, tutto si rivelò ostico, anzi paradossale. Nella fase finale della
corsa al titolo 1977/78, Colonia e Borussia Mönchengladbach si affrontarono in
un duello a distanza, dando vita a una delle corse al titolo più avvincenti di
sempre. Prima dell'ultima giornata, entrambe le squadre erano a pari punti, ma
il +10 del Colonia nella differenza appariva margine di ampia sicurissima se
non totale. Colonia in trasferta contro il St. Pauli ad Amburgo, mentre il
Mönchengladbach in casa sfidava il Borussia Dortmund. Udite, il Borussia di Udo
Lattek vincerà per ben 12-0 in quella che ancora oggi resta la vittoria più
larga nella storia della Bundesliga. Ma non bastò perché anche il Colonia vinse
sufficientemente largo per 5-0. Trascinati dallo straordinario capitano Heinz
Flohe, da Dieter Müller e Jupp Heynckes Il Meisterschale salirà a Mungerdorsdf. Al fischio finale, i
giocatori tedeschi si abbracciarono. Andarono a salutare i loro tifosi mentre
Weisweiler si asciugava gli occhiali. Per tutta la stagione il calcio offensivo
del Colonia sorprese gli avversari: Heinz "Flocke" Flohe", il figlio
del meccanico di Euskirchen, frontman da palco rock e talento purissimo,
orchestrava il gioco, Flohe giocatore straordinario (campione mondiale del
1974) e sfortunato, così come l'uomo, scomparso prematuramente, a cui il
Colonia ha dedicato una statua davanti allo stadio. Con il suo “assistente” di
reparto Herbert Neumann aveva un'intesa quasi telepatica e inoltre, ecco
spuntare, sul sentiero di sbronza da Guerra dei trent’anni il futuro portiere
della nazionale che si mise per la prima volta sotto i riflettori: Haral Anton
Schumacher detto Toni in onore di Turek, portiere campione del mondo 1954. Schumacher, faccia e baffi di bronzo, la
fissa delle divise color celeste e campionario di uscite fin troppo spericolate
(suonare campanello Battiston) si era guadagnato la fiducia del commissario
tecnico Hennes Weisweiler nonostante solo pochi mesi prima, Weisweiler voleva
disperatamente liberarsi del suo portiere perché non voleva più quel fascio di
nervi di Toni Schumacher nel Colonia al punto che il contratto per il nuovo
portiere Norbert Nigbur appariva praticamente firmato. E invece Toni resterà.
Dopo il City Ground a Colonia si annusò l’aria da coro cattolico di Monaco: “Il
Colonia è già in finale" titolò il settimanale “Kicker”. Peter Shilton,
estremo difensore del Forest dal canto suo, ammetterà gli errori: "Sono
responsabile di due goal". "Questo è certo", gli fece eco
causticamente Clough. Al ritorno poche emozioni, solo tanta adrenalina. I
tedeschi hanno due risultati su tre per qualificarsi, ma non sfruttano alcune
buone opportunità nel primo tempo e vengono puniti dal cinismo del
Nottingham Forest che spezzò i sogni dei
renani con un colpo di testa di Ian Bowyer. Tschüss, conclusione da libro di
Heinrich Böll, un “Kölner" puro: E non disse nemmeno una parola.

