Valtiberina,
pochi passi dal confine con Umbria e Marche, prima valle disegnata dal Tevere, incastrata
nel centro dell’Italia, della cui bellezza se ne era accorto anche Giosuè
Carducci, ospite di una famiglia nei pressi del Casentino della Verna, e ben a
conoscenza di quella menzione dantesca nel canto undicesimo del paradiso: “il crudo
sasso intra Tevero e Arno” dove Francesco da Cristo prese l’ultimo sigillo che
le sue membra due anni portarno”. Sansepolcro è qui, un borgo che custodisce arti
fatte di pazienza, grazia e memoria, fra le sue strade eleganti e raccolte: la
città di Piero della Francesca e del Merletto a fuselli, capolavoro di
creatività femminile che da oltre un secolo continua a incantare attraverso la trama
dei suoi fili. E poi, ci mancherebbe, l’industria alimentare “Buitoni” avviata
nel 1827 ad opera di Giovanni Battista Buitoni e della moglie Giulia che impegnò
il suo unico cimelio, una collana di corallo arancione, così da riuscire a
comprare alcune macchine rudimentali ed aprire un modesto negozio di pasta di
grano duro in via Firenzuola divenuta nel tempo fra le più richieste nel mondo.
Ecco, alla Buitoni non poteva che essere intitolato lo stadio della società
locale nata nel 1921 con il nome di US Sansepolcro maglia bianconera
inizialmente inquartata come una tavola in marmo da scacchi. Il “Dopolavoro
Buitoni” il campo dei “Borghesi” (così vengono appellati gli abitanti della
cittadina dall’etimo latino di Borgo popolarmente più accettato del colto "Biturgensi") nel quartiere Triglione, rettangolo di mattoni e pietra
decorati da una Torre di Maratona, di dimensioni piuttosto piccole ma
proporzionate al resto dell'edificato, simbolo dello stadio inaugurato il
15 ottobre 1933, con una manifestazione ginnica seguita dalla partita giocata
contro gli eterni rivali del Città di Castello, e terminata 3 a 2 per gli
ospiti. Il calcio ha avuto una pariglia di lusso: Giorgio Bonfante e Olinto
Magara, il primo lo chiamavano il Best dei poveri, capelluto, la barba incolta,
estroso e irrequieto al punto giusto, nella sua compiaciuta disinvoltura di quando
nei primi tempi casalinghi, in particolare nei periodi più caldi, si metteva
sotto la tribuna, perché era una zona del campo ombreggiata, eppure al di là di
talune scorie colorite, ricamava calcio su quei campi indiavolati di sole o
stagnanti di pioggia. Olinto Magara era il centravanti, corpulento, i
capelli da bravo ragazzo del collegio, taciturno rispetto agli altri, quasi fuori luogo, e invece quando gli davi la palla, timidezza e immobilità apparente scomparivano trasformandosi in velocità e potenza. Dalle cronache coeve possiamo estrarre: “Ci
fu un lungo lancio, la palla recuperata a centrocampo, testa di Bonfante, aggancio
di Magara che di sinistro batte al volo il portiere biancorosso del “Castello” nel
sentitissimo nel derby”. Trafiletto riferito alla partita della stagione
1978/79 vinta in trasferta all’allora Comunale di Città di Castello poi intitolato
nel 2001 per tributo a Corrado Bernicchi ex centrocampista di Bologna e Sampdoria.
Pochi secondi, un’azione rapida, pungente, velocità incredibile, tre passaggi e
goal. Le due squadre in quella stagione si giocarono un avvincente testa e testa
in Serie D ed entrambe furono promosse in C, massimo risultato sportivo mai
ottenuto a Sansepolcro. Il Sansepocro allenato da Silvano Grassi: portieri
Colavetta e Ciolfi; difensori: Chiasserini, Mearini, Landi, Tricca, Giulianini,
Balducci; centrocampisti: Facchin, Bonfante, Bruscaglia, Becci, Testerini,
Rossi, Berghi, Catalani C. attaccanti: Magara, Tellini, Barculli. Presidente
Marino Cesari, direttore sportivo Efrem Dotti. Anni di piombo, ma anni più semplici, più
casarecci, anni di colonne sonore, anni senza strette clausure dietetiche e
allora dopo ogni vittoria e furono ben 18 tutti a mangiare da Beppino al
ristorante di “Molotov”. “Quando la palla di Magara gonfiò quella rete, fu
una cosa incredibile. Non me lo scorderò mai” -dice Bonfante accennando un
timido sorriso nostalgico riferito alla suddetta partita. Nella Sansepolcro del
pallone fra le tribune incassate del “Buitoni” Giorgio Bonfante arrivò nella
stagione 1976-77 e mise a segno sei reti, nell’anno di un altro grande
attaccante bianconero ossia Marchini ma già nel 1977-78 fu lui il miglior
marcatore del Sansepolcro dietro all’amico Olinto Magara e assieme il 4 marzo
1979 a Città di Castello, riportarono al successo il Sansepolcro contro i
tifernati, in terra umbra dopo ben ventun anni ponendo le basi per l’agognata promozione. C’era stata una altra grande
partita nella storia del Sansepolcro nel 1975 quella contro la Pistoiese in
match sempre di serie D valido per le prime posizioni della classifica. Allo
stadio Buitoni (non era mai accaduto, né succederà in seguito) viene costruita
una piccola tribuna scoperta in tubi Innocenti sul lato dell’ingresso; in
pratica, una sorta di curva nella quale prenderanno posto molti tifosi di casa
lamentatosi della scarsità di biglietti. Insomma, sugli spalti a occhio non c’è
un posto libero. Con il passare dei minuti, Fernando Chiasserini, il capitano
con oltre 500 presenze, nativo di Santa Fiora, e compagni si scrollarono di dosso
ogni riverenza e quando il primo tempo era oramai all’ultimo giro di orologio
sbloccarono il risultato con la rete che poi sarà decisiva: sugli sviluppi di un
calcio di punizione, la palla giunse a Dorino Filippi, che controllò con il
petto e, quasi ancora con le spalle alla porta, girerà in semirovesciata,
disegnando una parabola perfetta, scuotendo l’angolino alla sinistra di De Min,
il portiere degli arancioni, il cui tuffo si rivelò inutile. Non cambiò le sorti di quel campionato la vittoria del Sansepolcro, la Pistoiese comincerà da quell'anno la cavalcata che la porterà addirittura in serie A ma vuoi mettere la soddisfazione?
lunedì 12 gennaio 2026
BORGHESI MA NON TROPPO
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