lunedì 12 gennaio 2026

BORGHESI MA NON TROPPO



Valtiberina, pochi passi dal confine con Umbria e Marche, prima valle disegnata dal Tevere, incastrata nel centro dell’Italia, della cui bellezza se ne era accorto anche Giosuè Carducci, ospite di una famiglia nei pressi del Casentino della Verna, e ben a conoscenza di quella menzione dantesca nel canto undicesimo del paradiso: “il crudo sasso intra Tevero e Arno” dove Francesco da Cristo prese l’ultimo sigillo che le sue membra due anni portarno”. Sansepolcro è qui, un borgo che custodisce arti fatte di pazienza, grazia e memoria, fra le sue strade eleganti e raccolte: la città di Piero della Francesca e del Merletto a fuselli, capolavoro di creatività femminile che da oltre un secolo continua a incantare attraverso la trama dei suoi fili. E poi, ci mancherebbe, l’industria alimentare “Buitoni” avviata nel 1827 ad opera di Giovanni Battista Buitoni e della moglie Giulia che impegnò il suo unico cimelio, una collana di corallo arancione, così da riuscire a comprare alcune macchine rudimentali ed aprire un modesto negozio di pasta di grano duro in via Firenzuola divenuta nel tempo fra le più richieste nel mondo. Ecco, alla Buitoni non poteva che essere intitolato lo stadio della società locale nata nel 1921 con il nome di US Sansepolcro maglia bianconera inizialmente inquartata come una tavola in marmo da scacchi. Il “Dopolavoro Buitoni” il campo dei “Borghesi” (così vengono appellati gli abitanti della cittadina dall’etimo latino di Borgo popolarmente più accettato del colto "Biturgensi") nel quartiere Triglione, rettangolo di mattoni e pietra decorati da una Torre di Maratona, di dimensioni piuttosto piccole ma proporzionate al resto dell'edificato, simbolo dello stadio inaugurato il 15 ottobre 1933, con una manifestazione ginnica seguita dalla partita giocata contro gli eterni rivali del Città di Castello, e terminata 3 a 2 per gli ospiti. Il calcio ha avuto una pariglia di lusso: Giorgio Bonfante e Olinto Magara, il primo lo chiamavano il Best dei poveri, capelluto, la barba incolta, estroso e irrequieto al punto giusto, nella sua compiaciuta disinvoltura di quando nei primi tempi casalinghi, in particolare nei periodi più caldi, si metteva sotto la tribuna, perché era una zona del campo ombreggiata, eppure al di là di talune scorie colorite, ricamava calcio su quei campi indiavolati di sole o stagnanti di pioggia. Olinto Magara era il centravanti, corpulento, i capelli da bravo ragazzo del collegio, taciturno rispetto agli altri, quasi fuori luogo, e invece quando gli davi la palla, timidezza e immobilità apparente scomparivano trasformandosi in velocità e potenza. Dalle cronache coeve possiamo estrarre: “Ci fu un lungo lancio, la palla recuperata a centrocampo, testa di Bonfante, aggancio di Magara che di sinistro batte al volo il portiere biancorosso del “Castello” nel sentitissimo nel derby”. Trafiletto riferito alla partita della stagione 1978/79 vinta in trasferta all’allora Comunale di Città di Castello poi intitolato nel 2001 per tributo a Corrado Bernicchi ex centrocampista di Bologna e Sampdoria. Pochi secondi, un’azione rapida, pungente, velocità incredibile, tre passaggi e goal. Le due squadre in quella stagione si giocarono un avvincente testa e testa in Serie D ed entrambe furono promosse in C, massimo risultato sportivo mai ottenuto a Sansepolcro. Il Sansepocro allenato da Silvano Grassi: portieri Colavetta e Ciolfi; difensori: Chiasserini, Mearini, Landi, Tricca, Giulianini, Balducci; centrocampisti: Facchin, Bonfante, Bruscaglia, Becci, Testerini, Rossi, Berghi, Catalani C. attaccanti: Magara, Tellini, Barculli. Presidente Marino Cesari, direttore sportivo Efrem Dotti.  Anni di piombo, ma anni più semplici, più casarecci, anni di colonne sonore, anni senza strette clausure dietetiche e allora dopo ogni vittoria e furono ben 18 tutti a mangiare da Beppino al ristorante di “Molotov”. “Quando la palla di Magara gonfiò quella rete, fu una cosa incredibile. Non me lo scorderò mai” -dice Bonfante accennando un timido sorriso nostalgico riferito alla suddetta partita. Nella Sansepolcro del pallone fra le tribune incassate del “Buitoni” Giorgio Bonfante arrivò nella stagione 1976-77 e mise a segno sei reti, nell’anno di un altro grande attaccante bianconero ossia Marchini ma già nel 1977-78 fu lui il miglior marcatore del Sansepolcro dietro all’amico Olinto Magara e assieme il 4 marzo 1979 a Città di Castello, riportarono al successo il Sansepolcro contro i tifernati, in terra umbra dopo ben ventun anni ponendo le basi per l’agognata promozione. C’era stata una altra grande partita nella storia del Sansepolcro nel 1975 quella contro la Pistoiese in match sempre di serie D valido per le prime posizioni della classifica. Allo stadio Buitoni (non era mai accaduto, né succederà in seguito) viene costruita una piccola tribuna scoperta in tubi Innocenti sul lato dell’ingresso; in pratica, una sorta di curva nella quale prenderanno posto molti tifosi di casa lamentatosi della scarsità di biglietti. Insomma, sugli spalti a occhio non c’è un posto libero. Con il passare dei minuti, Fernando Chiasserini, il capitano con oltre 500 presenze, nativo di Santa Fiora, e compagni si scrollarono di dosso ogni riverenza e quando il primo tempo era oramai all’ultimo giro di orologio sbloccarono il risultato con la rete che poi sarà decisiva: sugli sviluppi di un calcio di punizione, la palla giunse a Dorino Filippi, che controllò con il petto e, quasi ancora con le spalle alla porta, girerà in semirovesciata, disegnando una parabola perfetta, scuotendo l’angolino alla sinistra di De Min, il portiere degli arancioni, il cui tuffo si rivelò inutile. Non cambiò le sorti di quel campionato la vittoria del Sansepolcro, la Pistoiese comincerà da quell'anno la cavalcata che la porterà addirittura in serie A ma vuoi mettere la soddisfazione?

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