domenica 1 febbraio 2026

LA FERROVIA DEI FIORDALISI

 


Proverbi. Se è cosa difficile essere toscano, difficilissima cosa è l’esser pratese non per il fatto che taluni dicono lavorano "stracci" ma perché i pratesi  si accaniscono nel loro mantenersi pratesi, quando sarebbe stato così facile farsi passare per fiorentini accomodandosi in quella bellezza spropositata dei marmi, e invece hanno deciso che quella maternità non gli conveniva e allora si rivendicano popolo senza vicino, nemico d’ogni prosopopea. In questo garbuglio di spudoratezza, in questa sottile discordia, si serrano nella loro passione calcistica accostata allo scalo merci della Ferrovia e allo scorrere del Bisenzio le cui sorgenti sono ancora un mistero. Lo stadio attuale fu opera nata nel 1942, dopo gli impianti empirici di Via Cantagallo e Via Strozzi, beccandosi di striscio i bombardamenti alleati come fosse la parte liscia di una groviera. Molte bombe cadute nei dintorni furono disinnescate nel dopoguerra, alcune, si dice, siano ancora dormienti. Eppure, che soddisfazione lo stadio di "Lungo Bisenzio", con quella Tribuna con la torretta su Viale Firenze, e un paio d’altre gradinate tirate su in un intreccio strambo, indeciso, quasi bisognoso di aiuto, sottratto alla premura del non stuzzicare narici sensibili, impianto rude da assolvere nell’esuberanza del "Fiordaliso", simbolo della Prato calcistica da quel lontano 1908 quando nascerà la società dedicata a Emilio Lunghi, (olimpionico medaglia d’argento negli 800 piani alle Olimpiadi di Londra) un genovese che lavorava al porto come semaforista del traffico navale. I fondatori furono un gruppettino di ragazzi, studenti in genere, fra cui spiccava senz’altro il nome di Dante Berretti, poi diventato Vicepresidente della FIGC negli anni ’50. I giovani che decisero di fondare "La Lunghi" germoglio del Prato calcio, non si preoccuparono troppo di stabilire inizialmente una sede fissa, o forse, banalmente non avevano nemmeno le possibilità, e allora si riunivano,  da autentici dilettanti, nei locali pubblici intorno a un caffè, fino a che la zona a ridosso della ferrovia diventerà cardine della storia ormai ultracentenaria dei cosiddetti “Lanieri", in maglia biancazzurra, a causa della rinomata tradizione tessile della città che un giorno degli anni Sessanta si guadagnarono persino la Serie B battendo sul filo del rasoio il Livorno. Decisivo sarà alla fine il pareggio per 1-1 contro il Forlì, e il Prato fu matematicamente promosso in cadetteria con Antonio Rossi capitano e l’attaccante Romano Taccola trascinatore della squadra, buona tecnica, veloce e giocava spesso la palla di prima, ma certamente non era un colosso e affrontare le aree di rigore presidiate da vigorosi stopper si mostrò affare eccessivamente duro. Così arretrò via via la sua posizione preferendo giocare da mezzapunta, come si diceva allora. La B fu fuoco fatuo, tempo sforzato di fanfara, un voler vivere sopra il rigo per qualche giorno, più opera buffa che da tenore. Due anni dopo il Prato venne risucchiato nei meandri della Serie C, categoria di campacci, spianate di polvere e crude vertenze di condominio, nella quale, va detto, si è dimenato per la maggior parte della sua esistenza calcistica. Accidenti però ci fu una stagione dove il Prato per poco non tornò a calpestare gli stadi della B. Le fotografie sono due: le lacrime di Gianluca Righetti e del capitano Massimo Marchini a Reggio Emilia, e la curva del Picco di Spezia invasa da 1.500 tifosi biancazzurri che sventolavano irridenti banane gonfiabili mutuate dal tifo inglese, la scritta in via del Seminario “21-5-1989 tutti a Spezia”. E ancora, sempre al Picco: la traversa di Ceccarini sullo 0-0, il tiro di Turchi uscito di un soffio. Flash, istantanee di un sogno infranto che ai tifosi del Prato fa decisamente sempre male a tanti anni di distanza. Occorre partire dalla fine: lo stop a Reggio Emilia. Era il 4 giugno del 1989 (sì lo stesso giorno del carrarmato fermato dal giovane con le buste della spesa in Piazza Tien An Men a Pechino) quando il Prato giocò nel romanticissimo Mirabello di Reggio Emilia un vero e proprio spareggio per la B: Reggiana 44 punti, Spezia, Prato e Triestina 42, recitava la classifica prima di quei 90 minuti. I biancazzurri del mister dalle poche parole e dalle tante idee, Giovanni Meregalli, si trovavano in parità negli scontri diretti con lo Spezia e in svantaggio con la Triestina ma all’andata avevano battuto gli emiliani di Pippo Marchioro per 1-0, goal del velocissimo difensore Luzardi, e quindi con un successo potevano salire in B, perché in contemporanea la Lucchese dell’ex Corrado Orrico castigò lo Spezia 3-1. Non andò bene. E Prato va de se che quella lunga domenica di inizio giugno appariva città fantasma, tutti su a Reggio, la biglietteria disse duemila tifosi lanieri a sperare, gli altri incollati alla radiolina, con il classico fiato sospeso. Finirà 2-0 per i padroni di casa, l’autogol di Riki Di Bin al 7’ indirizzerà la sfida, il raddoppio di Rabitti all’11’ della ripresa la chiuse. Ciò detto nell’immaginario del tifoso pratese, non sarà quella “la partita” poiché tutti sapevano che sarebbe stata un’impresa disperata vincere in casa della Reggiana. Allora la sfida dell’anno si giocherà al Picco (strapieno), il 21 maggio del 1989. I fiordalisi ci arrivarono dopo aver travolto la Spal per 4-0, doppietta di Marco Rossi, goal di Righetti e Monza. Rewind. Il Prato partirà a fari spenti, anzi, rischiò di non partire neppure. Dopo la delusione della stagione precedente, con la sconfitta di Trento e la conclusione al quinto posto, in estate suonerà l’allarme iscrizione. Un problema di requisiti federali, il presidentissimo Andrea Toccafondi, arrivato una decina di anni prima alla guida della società rimedierà, a costo di perdite importanti come il portiere Aliboni (a Cesena), Oliviero Di Stefano alla corte di Orrico, il prezioso Massimo Ceccaroni che andò a rafforzare proprio gli aquilotti spezzini, il roccioso difensore Napolitano, e Guerra. Ma ormai Toccafondi è già un mago del mercato. Metterà insieme un mix di esperienza e gioventù, l’eterno Galbiati dietro con capitan Marchini, Landi e Labadini in mezzo, Marco Rossi davanti con Giovanni Ceccarini, dal Torino arriva Di Bin, dal Brescia Luzardi, dall’Inter Aldo Monza e dal Genoa Elio Signorelli. Mix di esperienza e gioventù. D’altra parte, valorizzare i giovani pareva specialità della casa, in più richiamò Stefano Turchi dalla Carrarese, e prenderà il promettente Gianluca Righetti della Vis Pesaro. Per la panchina, come detto. ripescherà un gentiluomo cinquantenne, Giovanni Meregalli, fermo da tre anni ma già stato a Prato proprio l’anno in cui Toccafondi prese la società nel 1979. Il quinto posto dell’anno prima dà diritto a disputare la Coppa Italia con le squadre di serie A e B: Roma, Como e Monza al LungoBisenzio, Empoli e Piacenza fuori, cinque sconfitte, ma in campionato (meno male) fu subito un’altra musica. A suon di risultati positivi, con qualche cocente delusione il Prato si guadagna le posizioni nobili, confermando di non essere più solo una sorpresa. Ma rieccoci al Picco, testimoni di una gara epica segnata in rosso sul calendario dei calciofili biancoazzurri. Nello Spezia, ce pure un certo Luciano Spalletti, e in attacco il fortissimo Oscarino Tacchi. Al Prato, classifica alla mano, stanno bene due risultati su tre: Reggiana 42, Prato 40, Spezia 39, Triestina 38. Pareggiare avrebbe significato tenere il secondo posto matematicamente a due gare dalla fine. Il Prato farà la partita, dalle immagini sbiadite di YouTube emerge la marea bianca dei tifosi spezzini, ma si intravede la curva ospite colma di supporter biancazzurri. D’improvviso, la sliding door, la svolta che non ci fu: incursione di Ceccarini in area, traversa piena proprio sotto i pratesi, che si disperano. A inizio ripresa, arrivò la mazzata: mezza girata in area di Oscarino, con Boccafogli che può solo guardare la palla in rete. Inutile l’assalto finale nell’aria, e la netta sensazione che fosse finita. La domenica seguente a Prato arrivò il Derthona, la risolse Di Bin e gli echi radiofonici dagli altri campi riaccesero la speranza ma a Reggio giunse l’inciampo narrato, sipario. Altra annata da ricordare potrebbe essere quella targato 1992/93, il giro d’Italia lo vincerà Miguel Indurain, mentre a Sanremo trionfa Enrico Ruggeri con Mistero, meno misterioso è l’arrivo sulla panchina dei fiordalisi di Remo Bicchierai, ex giocatore biancazzurro, un pesce del Bisenzio, divenuto una sorta di amuleto dal fare scherzoso. Il presidente Andrea Toccafondi e il direttore sportivo Renzo Melani allestiranno una squadra competitiva. Ci sono i terzini Andrea Salvadori e Mario Giannoni, in porta Poalo Toccafondi, centrali di difesa Andrea Signorini e Giuseppe Argentesi, sulla mediana (“a recuperar palloni”) il gradito ritorno di Esposito ex Atalanta e Lazio: il ragazzo con la valigia dei sogni arrivato tanti anni prima da Torino che aveva scoperto anche come si fa  segnare. Qualcuno lo considerava agli sgoccioli di carriera ma invece si sbaglierà di grosso. A centrocampo Mauro Marchisio, Silvio Giampietro e Massimo Ceccaroni. Di punta Marco Rossi (entrato nella Hall of Fame del Prato alcuni anni fa) e in appoggio l’ala sinistra Roberto Brunetti da Tor di Quinto. Inoltre, si metterà in evidenza il giovane stantuffo Damiano Moscardi. La panchina era piuttosto benestante con Stefano Guerra, Michele De Min, Fabrizio Del Rosso, Gianni Califano (attaccante mica male) e il secondo portiere Roberto Marchisio. A Pistoia, nel derby, che a prescindere riveste di luce un’intera stagione, segnerà Ceccaroni con un tiro fulmineo e perfido sull’erba bagnata che si infilò giusto nell’angolo basso difeso dal portiere Alessio Schiaffino. Tuttavia nonostante la sconfitta, saranno gli arancioni in virtù di una maggiore continuità a vincere il girone con 45 punti ma il Prato, una volta regolato l’ostico Castel di Sangro, festeggerà ugualmente (a Gualdo Tadino) il secondo posto a quota 44 guadagnandosi quella promozione, forse l’ultimo successo di una certa importanza insieme alla Coppa Italia di categoria del 2001 e alla nuovo salto in C l’anno successivo con Vincenzo Esposito allenatore e in campo Nicola Padoin (sua le rete determinante siglata a Lumezzane), Luigi Pagliuca e Roberto Bucchioni.

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