Serie D, Girone A stagione 1977/78, una domenica grigia di dicembre. Su Novi Ligure era piovuto per tutta la notte fino allo sfinimento ma il terreno del vecchio stadio comunale di Via Giovanni Crispi, a pochi passi dalla Stazione Ferroviaria, aveva scolato, drenato e asciugato tutta l’acqua possibile al punto che la partita fra Novese e Ivrea fu giocata in un pantano memorabile incorniciato da una selva di pubblico intabarrato in pesanti impermeabili, guarnito di ombrelli e fiducioso negli ampi sprazzi di sereno generati da una brezza tiepida e secca. La Novese dei ragazzi di Giancarlo Danova, detto la Pantera, ex calciatore del Milan di Rivera, e che proprio i rossoneri guidati da Nils Liedholm riuscì a portare qui per un’amichevole di quelle che al tempo portavano allegria e parecchi soldini. Danova, benvoluto da tutti a Novi, plasmò una squadra che seppe raggiungere le zone alte della classifica, candidandosi anche per il ripescaggio in C2 in un girone dove con Savona, Imperia, Aurora Desio, Arona, Aosta e tante altre formazioni di spicco, i biancocelesti furono sempre protagonisti. Contro l’Ivrea finirà 2-1 per i padroni di casa al termine di una vittoriosa battaglia nel fango, reti di Giorgio Berlucchi e Claudio Cerruti. Nella foto la formazione scorre così: Corsello, Della Casa, Schiesaro, Cerruti, Ventura, Merlano. Accosciati da sinistra: Girardengo, Forlani, Berlucchi, Severino, Fancellu. Un nome attira di più l’attenzione e badate bene non è Gian Piero Ventura ma quello del portiere, Costante Girardengo, il figlio di Ettore ma soprattutto il nipote del suo omonimo nonno, il grande ciclista che il colorito gergo dei tifosi ribattezzò subito “Gira” o il più sagace e caustico ”Omino di Novi” che aveva esordito come gregario al Giro del 1913 con la squadra della “Maino” accettando di correre senza stipendio. Eppure, in breve Girardengo fu sinonimo di campione. Forte sul passo, tenace in salita, fortissimo tn volata. Un asso, che guerreggiò con il più giovane Binda. Girardengo: uno di quei corridori che segnano un'epoca, spentosi lentamente nella stanza 715 dell'ospedale di Alessandria, guarda caso proprio in quel 1978, quando la squadra della sua cittadina, e di suo nipote, tentavano di ritornare nel calcio professionistico a oltre cinquant’anni di distanza da uno scudetto vinto nell’anno della secessione scaturita dal cosiddetto progetto “Pozzo”. Lo scudetto del 1922 al di là delle vicissitudini federative resta luce che brilla nella storia della Novese. D’altro canto, la prima fabbrica italiana di lampade elettriche sorse in questa località al ritmo di venticinquemila al giorno. Novi Ligure intraprendente, fu acciaieria, ferriera e cotonificio, una fabbrica di forme da scarpe tra le più vecchie del Regno e industria dolciaria, una delle quali antichissima che al termine di un passaggio di proprietà nel 1985 si concentrò con ottimi risultati sul puro cioccolato (vi ricordate vero la pubblicità: “svizzero? No Novi”). Insomma, città laboriosa e vibrante incastrata fra le ubertose vallate dello Scrivia, del Lemne e dell'Orba, con gli sbocchi aperti verso il Piemonte e la Lombardia, questa terra premiata con il suffisso "Ligure" per antica appartenenza genovese, dal regio decreto dell'11 gennaio 1863 in seguito al suo passaggio burocratico al Piemonte. La Novese è fermento di gioventù uscito dalle trincee della Grande Guerra, fondata ufficialmente nel 1919 su impulso di alcuni giovani: Natale Beretta, Agostino Montessoro e Armando Parodi, calciatori del già attivo Novi Football Club, con un’assemblea che decretò la costituzione della Unione Sportiva Novese svoltasi venerdì 31 marzo 1919 nei locali di Corso Regina Margherita, civico 39 (divenuta prima sede della società). Tre anni, 1 mese e 28 giorni. Tanto trascorse da quel giorno al 28 maggio 1922. Tanto è bastato alla Novese per vincere uno scudetto riconosciuto dalla FIGC. La prima partita di finale contro la Sampierdarenese terminò 0-0, così come l'incontro di ritorno che si disputò a Novi sul campo di Piazza d'Armi. Lo spareggio risolutivo ebbe luogo a Cremona, e la Novese, si impose per 2-1: Stritzel, Vercelli, Grippi; Bonato, Bertucci, Toselli; Gambarotta, Neri, Santamaria, Cevenini III, Asti. La festa consisterà in una cena in un Albergo di Novi. Dopodiché, la settimana successiva, la Novese si distinse in una tournée in Belgio e Francia senza perdere un match. Mario Ferretti, presidente biancoceleste e vicepresidente Figc e Fifa, fu l’artefice di quella bella cavalcata. La Novese del 1977/78 andò invece vicinissima agli spareggi per la serie C cedendo il posto alla Sanremese solo per la differenza reti. Fu un epilogo amaro, alla pari di quello dell’anno seguente quando poco dopo l’intitolazione dello Stadio a Costante Girardengo morì a Novi anche Sante Pollastro, il celebre ladro degli anni Venti, amico di gioventù del campione, entrambi originari di Novi Ligure. Senza per forza dover mutuare De Gregori si trattò veramente di un legame nato ai tempi delle strade bianche e sterrate, intrise di sudore e fatica, passioni e sentimenti. Ricordi fra luci e ombre, arsenico e merletti, così come quella Novese, precocemente vincente ma anche altrettanto prematuramente fermata da una crisi societaria quattro anni dopo il trionfo, con un’ultima partita contrassegnata da una furiosa scazzottata contro lo Spezia. Ripartirà la Novese, nel secondo dopoguerra, tuttavia sempre dentro a un perimetro di calcio minore. Nonostante ciò, fare calcio e un po' come fare poesia, non vuol dire confessarsi, né rovesciare il proprio “io” sul campo perché non esiste partita in cui non si realizzi una comunione tra ciò che si sognava da bambini e il vertice massimo del gioco, se non si compie la fusione tra il significante e il significato. E allora anche la finale della Coppa più ambita, in tutta la sua nudità, può divenire un mondo piccolo, da dilettanti o semplici amatori.
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