venerdì 20 febbraio 2026

VESPA SPECIAL

 


Il giorno dopo, fra il pungente e l’ironico, la Gazzetta dello Sport titolò in prima pagina: “Ai Mondiali il Pontedera”. Ma cosa era successo? Niente di particolare se vogliamo essere del tutto sinceri, solo accadde che la Nazionale Azzurra di Arrigo Sacchi in uno dei test in vista della partecipazione a USA ’94 sostenne un amichevole a Coverciano contro il Pontedera, all’epoca militante in Serie C2, e venne sconfitta per 2-1, reti di Matteo Rossi e Alfredo Aglietti per i granata e di Daniele Massaro per l’Italia. Ripeto, nessuno si cosparse la testa di cenere ma certamente non fu una gran figura per una delle selezioni pretendenti al successo alla Coppa del Mondo. A Pontedera, anni dopo, anzi molti anni dopo, chiamarono persino uno “street artist”, un lussemburghese di nome Joel Rollinger per fargli dipingere un murales in tributo a quell’episodio rimasto sempre ben impresso nella mente degli sportivi pontederesi. Scordatevi la Toscana dei cipressi, la Toscana da cartolina e se vogliamo quella impiegatizia, a Pontedera comanda la fabbrica, l’officina, la fatica quotidiana, qui manca una storia medievale pesante dietro a cui nascondersi. E allora Pontedera è la Vespa, è il miracolo italiano, è l’eponimo ponte sul fiume, è una rivalità irrealizzabile con Pisa, così vicina ma così inafferabile e lontana. Pontedera è la Vespa: un amore celebrato, contestato e fronteggiato. La Vespa no, sia chiaro; lei è la bandiera di una comunità e le bandiere non si strappano: semmai si custodiscono e si proteggono. Anche il lessico corrobora la tesi di un legame stretto e invincibile: quando scrivi “Pontedera”, e un paio di righe sotto vuoi riferirti di nuovo a questo luogo, ma vuoi evitare una ripetizione, ti rifugi in un’espressione: la città della Vespa. Quasi ogni famiglia ha nel suo passato un parente, che è stato a lavorare alla Piaggio e che può raccontare un aneddoto, dallo sviluppo industriale alle lotte operaie. Il male, il bene. I trionfi, le sofferenze, le espansioni, le paure di trasferimento. Assunzioni, promozioni, crisi, scioperi. La vita che scorre nella fabbrica e attorno ad essa. In fondo chi non ricorda sé stesso in sella a una Vespa? Il calcio, inevitabilmente, andrà a intrecciarsi con questa peculiarità locale. Sgombriamo il campo, il Pontedera non ha mai messo nemmeno mezzo piede in Serie B nell'arco della sua storia, iniziata nel 1912 dalla volontà di un gruppo di giovani studenti appassionati di calcio in un territorio in cui fiero vigeva (e vige) la legge e il fascino delle due ruote, non a caso, il gruppo pedatorio non era sbucato dal nulla bensì da un copertone di società ciclistiche: la Vigor e la Giosuè Carducci. Calcio d'avvio vicino alla stazione con camiciotti bianchi torniti dallo stemma comunale e dal motto "Energie concordi nell'amore". Il primo presidente dell'U.S. Pontedera fu Lando Ferretti divenuto successivamente dirigente CONI, mentre la prima partita inevitabilmente fu giocata contro una squadra pisana  (tuttavia il vero derby sarebbe quello con i vicini di Ponsacco ma sapete com’è, alle volte siamo vanitosi e non ci accontentiamo) denominata “Gerbi” e fu una sonora sconfitta. Terreno successivo in via Dante e nuova storia con una nuova divisa neroscudata che resisterà sino al 1928, anno della definitiva adozione del granata con il quale il Pontedera esordirà nel Comunale, costruito nel 1960 in sostituzione del vecchio Stadio Marconcini oramai assediato dai piani regolatori del dopoguerra e quindi non più ampliabile, ostruito dalle abitazioni attigue. Ma le stagioni al terzo livello del nostro calcio sono roba da segnare negli almanacchi perchè Pontedera nel calcio ha significato appunto l'essere filo di frizione della serie C, categoria alla quale si è dedicata con proficuo ardimento per un totale di 31 stagioni complessive compresa l'attuale. Un risultato assolutamente singolare in quanto il club occupa il 3° posto assoluto nella stramba classifica tra le squadre mai state in cadetteria, dietro soltanto al Chieti con 40 presenze e alla Torres con 34. Quella in corso è addirittura la tredicesima stagione di fila in C, con tanto merito per mister Paolo Indiani che qui ha trascorso 5 stagioni e 193 panchine ma stavolta a Pontedera si rischia grosso di chiudere la striscia di campionati tra i professionisti e sugli spalti del piccolo stadio “Ettore Mannucci” (gloria calcistica del posto), simbolo identitario a due passi dal fiume che dà il nome alla cittadina, si mugugna digrignando i denti sperando cambi il vento. Al capezzale è stato chiamato Piero Braglia, 71 primavere e non sentirle, e l’esordio è finito 1-1 contro il Gubbio altra squadra più o meno invischiata nella lotta playout, diciamo il segnale che gli undici in maglia granata non hanno ancora perso la voglia di lottare. Con un binocolo del tempo girato all’indietro possiamo pure rivedere, seppure strapazzate e ingiallite le fotografie del 1956, anno in cui il Pontedera giocò il suo primo derby ufficiale contro il Pisa, e se in casa i nerazzurri furono solo fermati sul pareggio con le reti di Taccola per i pisani e di Bubnich su rigore per i padroni di casa, al ritorno all’Arena Garibaldi il Pontedera vincerà per 2-0 grazie ai centri di Cecchini e Salperi. A guardare nei cassetti si trova persino una vittoria nel torneo Anglo-Italiano in un’edizione abbastanza scarna ma comunque valevole per l’albo d’oro. Le gare furono disputate tutte a Livorno e il Pontedera dapprima sconfiggerà il Road Sea Southampton, dopodichè batterà lo stesso Livorno (vittorioso sul Bognor Regis Town) in finale con il punteggio di 2-1. La stagione da incorniciare resterà quella targata 1993/94, già proprio quella con in curioso allegato la vittoria sulla Nazionale. Il presidente col pinzetto da moschettiere Luciano Barachini scelse un tecnico giovane, al secolo Francesco D'Arrigo, uno che aveva il doppio mento come Francesco Nuti ma molti meno capelli, portatore di talune interessanti idee innovative in senso calcistico. In porta Giulio Drago (detentore ancor'oggi dei minuti di imbattibilità per un estremo difensore, raccolti con la maglia della squadra della sua città, Empoli, minuti in totale 491), linea difensiva con il napoletano Roberto Vezzosi e corroborata dal nucleo arrivato dalla Sestese, Balli e Allori, in mezzo al campo l’esperienza di Stefano Pontis e Paolo Moschetti, l’estrosità di Matteo Rossi e le geometrie di Alessandro Pane, in attacco lo sconosciuto Alfredo Aglietti sarà affiancato da Claudio Cecchini. A supporto una schiera di giovani dalle belle speranze o così si supponeva. Effettivamente dopo poche giornate la D’Arrigo Band era già primatista con numeri da sballo, rimanendo a lungo l’unica squadra imbattuta fra i professionisti indossando una maglia granata griffata “Errea” e sponsorizzata dalla Esanastri, una ditta di etichette adesive in quel di Calcinaia. Maglia con un pochini di fronzoli di troppo per i miei gusti ma alla luce dei posteri galante cabala da tintura di febbre e passione. Nel derby casalingo con il Livorno giocato il 15 dicembre 1993 di fronte a 7000 spettatori il Pontedera vincerà 1-0 con una rete del cinico Cecchini, abile a intrufolarsi al punto giusto nella solita carambola in area di rigore e con un pallonetto di testa batterà il  portiere amaranto. Un punto di svolta, un  bel sigillo fu rappresentato dal successo interno contro l’Avezzano per 4-1 deciso dalla solita sfida intestina al goal firmata dal duo ormai intimidatorio Aglietti-Cecchini. L’euforia per la vittoria contro la Nazionale non commosse affatto gli avversari e giocò un brutto scherzo senza sale alla compagine del Pontedera poiché nelle successive sette partite la squadra parve impantanarsi e il Gualdo Tadino ne approfittò per superare i granata in classifica e anche il Livorno si avvicinò pericolosamente. Ripresa la testa del torneo, la promozione passerà dal derby di ritorno dentro un Armando Picchi strapieno, baciato dal sole. Il 4 aprile 1994 fu una giornata elettrizzante, ribattezzata in un documentario realizzato qualche lustro addietro: “Today is gonna be the Day”, mutuando l’incipit di “Wonderall” degli Oasis, la rock band uscita dai garage di Manchester in quegli anni. il Pontedera, alla mitica Ardenza, giocò una partita ordinata, colpendo perfino una traversa, portandosi via un punto meritato e cruciale per il suo cammino conquistando poi di fatto il balzo in C1 con la vittoria rocambolesca di Cecina e preparando dunque la festa in un Comunale ingessato di pubblico contro la Maceratese. Indimenticabile. Una gioia inaspettata, non costruita a tavolino. Una bella scampagnata insomma caro Pontedera, ovviamente in sella a una Vespa, magari una 50 Special a quattro marce del 1980, giusta-giusta per quelli che in quel 1994 avevano appena compiuto i fatidici quattordici anni.

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