domenica 16 agosto 2026

ACQUA DI COLONIA

 


Campo di patate delle East Midlands. Fango che sale su fin sopra i calzettoni, impiastriccia le magliette, nasconde i numeri sulla schiena. Il City Ground schiuma umidità da ogni poro. Tribune come scatolette di sardine, pubblico pressato, dondolante,  luce carezzevole da abatjour. Ultimi refoli di una pioggia che aveva scosso Nottingham per giorni, gocce leggere cadevano sui solchi fatti dai tacchetti. Le scarpe rumoreggiano sulla melma. Era un calcio che non godeva di troppi privilegi. Mistico senza liturgia. Si sgomita. Si danno botte, si prendono, si segna, si urla, si impreca, si gioisce, la folla inghiotte ogni emozione e la restituisce con inerzia gutturale e solidità da baritono. Nottingham Forest-Colonia, 11 aprile 1978, semifinale di andata della Coppa dei Campioni, rossi contro bianchi, Brian Clough contro Hennes Weisweiler. Due figli di buona donna che declamano opinioni politiche troppo divergenti perché la comune passione per il calcio possa unirli in un timido saluto sia pure di cortesia sportiva. Clough è un socialista convinto, Weisweiler ostenta apertamente le sue inclinazioni di destra, in realtà la “buoncostume” multerebbe entrambi volentieri per eccessiva disinibizione nei comportamenti. La capretta viene legata alla quercia del Trent e sfiora il colpaccio. La capretta? Già la capretta Hennes. A vederla così, di primo acchito, sembrerebbe una capra qualunque di quelle con le corna e tutto il resto. Ben curata, certo, ma come tante altre solo che la Germania è terra di eresia. E allora quella sulla sinistra, pochi metri dopo aver varcato la soglia dello Zoo di Colonia, non è affatto una capra qualunque. Lo suggeriscono anche i cartelli, d’altronde: "Hennes IX, animale araldico e totemico dell’1. FC Köln". Ah, una mascotte? No, qualcosa di più. Basta posare gli occhi sullo stemma della squadra per capirlo. Hennes, la capra, mette i suoi zoccoli sulfurei sui pinnacoli del Duomo. Pochi minuti trascorsi a bordo recinto, tratteggiano la virtù e turisti o fanatici si assiepano quotidianamente per ammirare da vicino l’ultimo esemplare di un’autentica dinastia. Esatto, perché la singolare storia degli Hennes affonda le proprie radici nel secolo scorso. Tutto, per la precisione, iniziò nel 1950 esattamente due anni dopo la fondazione del club, previa fusione fra il Kolner e lo SpVgg Sulz, riportata in data 13 febbraio 1948, voluta fortemente da Franz Kremer, autentico demiurgo nato nel quartiere di Klettenberg. Il direttore del circo di Colonia, un inglese, Harry Williams, decise di regalare alla squadra un “portafortuna”, il simbolo che ancora le mancava, cioè - appunto - un giovane becco. “Jawohl”, ora come battezzarlo? La scelta cadde sul nome dell’allora giocatore e omonimo Hennes Weisweiler, il quale (secondo la leggenda) arrivò addirittura a farsi urinare addosso per poter beneficiare appieno dei poteri dell’oracolo. Vabbè, sorvolando su quest’ultimo dettaglio, la “mossa” si rivelò corretta, tant’è che in seguito il tecnico vincerà da calciatore due titoli e da allenatore condusse i suoi verso la gloria sia in Bundesliga che in Coppa di Germania nel 1978 cullando il sogno della Coppa dei Campioni. Colonia in quel periodo era risorta completamente, Colonia una delle città tedesche più fracassate dalla guerra, la città renana nel maggio del 1945 si presentava come un enorme distesa di mozziconi di case, un’aratura di detriti, un ammasso di rottami intorno alla sua Cattedrale, alta, abbrunita, dritta come un gigantesco spettro, e dentro i Re Magi dormivano nello scrigno d'oro. La Colonia del profumo avvolta dalla bruma anche d'estate che pareva impregnare l'aria e nelle giornate di vento la polvere evaporava dalle macerie. Insomma, il cielo grigio degli anni immediati del dopoguerra sembrò prolungare gli inverni finché finalmente tornarono i fiori sulle terrazze delle case, nei giardini, nelle insegne dei negozi, il Neumarkt riaddensò le sue bancarelle e le candeline, una fiammella alla volta, cominciarono a tornare a scandire l'approssimarsi del Carnevale sulla Hohestrasse, la grande asse pedonale, nuovamente animata e allegra; Franz Kremer pose la domanda delle domande: "Volete diventare campioni di Germania con me?". Brusio, risatine di sottofondo, qualche applauso di incoraggiamento. Lui mantenne la promessa con i fatti. l'FC Colonia ottenne la tanto attesa promozione in Oberliga West (Lega di massima serie della Germania Ovest) già al secondo anno. Guidato dal brillante duo composto da Hans Schäfer e Josef "Jupp" Röhrig il club divenne campione della Germania Ovest per la prima volta nel 1954 e raggiunse la finale di Coppa di Germania, persa sfortunatamente 1-0 contro lo Stoccarda ai tempi supplementari. Franz Kremer era un autentico perfezionista. Negli anni successivi, lavorò sistematicamente sulla squadra e sulle strutture del club, senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà, con uno sforzo e una meticolosità del tutto atipici per il calcio di allora. Dalla mattina alla sera, il "Boss" – come lo chiamavano rispettosamente giocatori e tifosi – era in piedi, guidando le attività del club verso una professionalità sempre maggiore. Da un lato, si comportava come un patriarca severo che non si asteneva mai dal criticare e non tollerava alcun dissenso; dall'altro, si preoccupava profondamente del benessere dei suoi giocatori. La figura del calciatore professionista non esisteva ancora. Kremer garantì ai suoi giocatori una sicurezza finanziaria per la loro carriera post-agonistica, solitamente attraverso le sue stazioni di servizio e tabaccherie. Si assicurò inoltre personalmente che i giocatori gestissero il loro denaro con attenzione e parsimonia; li consigliò su come sottoscrivere piani di risparmio presso società edilizie e acquistare terreni e case. Riguardo al suo stile di leadership, Kremer amava definirsi un "dittatore democratico". Non sorprenderà quindi che considerasse il primo cancelliere tedesco guarda caso proprio nativo di Colonia, Konrad Adenauer un modello da seguire. Nessun altro club calcistico tedesco all'epoca poteva vantare infrastrutture paragonabili. Nel cuore della cintura verde cittadina, nacque il "Geißbockheim", centro di allenamento  all’avanguardia inaugurato nel settembre 1953. Alla luce dell'economia calcistica odierna, tutto ciò potrebbe non sembrare particolarmente spettacolare ma se rapportato agli standard dell'epoca, il metodo di gestione di Kremer era di gran lunga in anticipo sui tempi, tanto che, a posteriori, l'1. FC Köln è unanimemente considerato il primo club calcistico professionistico in Germania. Nel 1962, Franz Kremer raggiunse finalmente il suo grande obiettivo sportivo: sotto la guida del nuovo allenatore jugoslavo Zlatko "Tschik" Čajkovski quando il Colonia si laureò campione di Germania per la prima volta. La stampa sportiva si profuse in elogi: "Il Colonia ha lottato e vinto il suo primo campionato tedesco usando le armi del calcio più moderno” - riportava "Kicker”. Oltre 200.000 persone accolsero i giocatori con un'ovazione. Questa impresa si ripeté nel 1963/64, seppur in un formato completamente diverso. A partire da quella stagione, il campionato tedesco fu determinato in un'unica lega nazionale: la Bundesliga. Questo realizzò un sogno a lungo vezzeggiato da Franz Kremer. Dalla metà degli anni '50, lui e il futuro presidente della DFB, Hermann Neuberger avevano infatti lavorato energicamente per implementare questo nuovo formato. Tuttavia, fu solo nel 1962 che la loro proposta ebbe successo. Nel 1973 lo stadio di Müngersdorf diventerà il primo impianto coperto della Germania calcistica. Si ora dobbiamo tornare a Nottingham. C’è un giocatore nel Colonia, un belga, i capelli biondastri che gli si stanno diradando sulle tempie, lui li lascia crescere lunghi sulla nuca, senza che ciò intacchi minimamente la sua eleganza. Giocoso nella vita come in campo, condivide volentieri la ricetta della fonduta belga: "Si prepara una grande pentola di purè di patate, si invitano degli amici e ci si intingono le patatine fritte". Chissà forse Roger Van Gool (l’uomo da un milione di marchi) ha raccontato questa storia a David Needham e Chris  Lloyd, e loro ad un certo punto ripensandoci si contorcevano come gobbi, aprendoli la strada verso la porta inglese: 0-1. Nella finale del Pokal la stagione precedente solo il portiere Harald Schumacher, i difensori Roland Gerber, Gerd Strack e Herbert Zimmermann e, in misura minore, i marcatori Bernd Cullmann e Roger van Gool, si erano veramente meritati il merito di una vittoria contro il Fortuna Düsseldorf senza particolare esultanza. I registi di centrocampo Heinz Flohe e Herbert Neumann, quest'ultimo costretto a scendere in campo di partita in partita a causa di un infortunio al ginocchio, furono in gran parte ostacolati nello sviluppo delle loro grandi capacità dagli avversari Flemming Lund, il danese alto appena 1,68 m, e dal veterano quasi calvo Egon Köhnen. Heinz Flohe e Herbert Neumann scambiano un uno-due vicino alla porta, "Flocke" ci prova e insaccò il pallone in rete. Poi raddoppio di Van Gool e coppa al Colonia senza meritare sen non nel punteggio. il Nottingham praticava una versione idiosincratica del passing game e sembra aver mandato a memoria la lezione impartita al mondo, pochi anni prima, dagli olandesi: il Forest, anche se non schiera un gran numero di campioni, fraseggia, controlla la manovra e il possesso, gioca con il baricentro alto e domina l’incontro per larghi tratti, creando tantissime occasioni e dimostrandosi in grado, da buona squadra britannica, anche di mostrare i denti e di alzare i gomiti, quando necessario. Il Colonia si porterà sul 2-0 in maniera inattesa giocando più di rimessa ma con grande qualità nonostante la fanghiglia, che dopo pochi minuti nasconde agli occhi degli spettatori anche i numeri di maglia. Weisweiler è fautore di un calcio totale teutonico, aggressivo e spregiudicato, sarà un incontro omerico, di enorme intensità, i suoi sono una squadra tosta fisicamente e tecnicamente di alto profilo nonostante quel campaccio sanno manovrare, tanto che anche le loro occasioni, specie quelle costruite in campo aperto, non si contano. Dieter Müller imperversa sugli stracci di un Forest fuori convergenza: 0-2. Dieter Müller, ovvero il ragazzino capelluto di Offenbach che realizzò sei goal in una partita della Bundesliga; accadde il 17 agosto del 1977, nella partita casalinga disputata contro il Werder Brema. “Ero al settimo cielo quando ho lasciato il campo. Sei reti, nessuno ci è più riuscito. Quando sono arrivato al Geißbockheim dopo la partita, sono stato accolto da applausi e ho bevuto una o due boccali di Kölsch in più del solito. Ma in quel momento non ho realizzato appieno cosa fosse appena successo. Solo il giorno dopo ho capito che quei centri erano un record assoluto"- racconta nella sua autobiografia "Le mie due vite". Una serata indimenticabile che rimane insuperata. E a Nottingham intanto? finirà  3-3. Il commovente sforzo del Forest aveva ribaltato la gara sul 3-2 prima di subire il goal del pareggio su una ripartenza, che si conclusa con un destro velenoso del subentrato carneade Yasuhiko Okudera, nato  a Kazuno, in Giappone, il calciatore che possedeva la saggezza degli abitanti dell’arcipelago. Per arrivare a quella semifinale il Colonia aveva vinto una Bundesliga clamorosa all’ultima giornata. Quando tutto sembrava semplice, tutto si rivelò ostico, anzi paradossale. Nella fase finale della corsa al titolo 1977/78, Colonia e Borussia Mönchengladbach si affrontarono in un duello a distanza, dando vita a una delle corse al titolo più avvincenti di sempre. Prima dell'ultima giornata, entrambe le squadre erano a pari punti, ma il +10 del Colonia nella differenza appariva margine di ampia sicurissima se non totale. Colonia in trasferta contro il St. Pauli ad Amburgo, mentre il Mönchengladbach in casa sfidava il Borussia Dortmund. Udite, il Borussia di Udo Lattek vincerà per ben 12-0 in quella che ancora oggi resta la vittoria più larga nella storia della Bundesliga. Ma non bastò perché anche il Colonia vinse sufficientemente largo per 5-0. Trascinati dallo straordinario capitano Heinz Flohe, da Dieter Müller e Jupp Heynckes Il Meisterschale  salirà a Mungerdorsdf. Al fischio finale, i giocatori tedeschi si abbracciarono. Andarono a salutare i loro tifosi mentre Weisweiler si asciugava gli occhiali. Per tutta la stagione il calcio offensivo del Colonia sorprese gli avversari: Heinz Flohe orchestrava il gioco, e con il suo “assistente” Herbert Neumann avevano un'intesa quasi telepatica e inoltre ecco spuntare, sul sentiero di sbronza da Guerra dei trent’anni il futuro portiere della nazionale che si mise per la prima volta sotto i riflettori: Haral Anton Schumacher detto Toni in onore di Turek, portiere campione del mondo 1954.  Schumacher, faccia e baffi di bronzo, la fissa delle divise color celeste e campionario di uscite fin troppo spericolate (suonare campanello Battiston) si era guadagnato la fiducia del commissario tecnico Hennes Weisweiler nonostante solo pochi mesi prima, Weisweiler voleva disperatamente liberarsi del suo portiere perché non voleva più quel fascio di nervi di Toni Schumacher nel Colonia al punto che il contratto per il nuovo portiere Norbert Nigbur appariva praticamente firmato. E invece Toni resterà. Dopo il City Ground a Colonia si annusò l’aria da coro cattolico di Monaco: “Il Colonia è già in finale" titolò il settimanale “Kicker”. Peter Shilton, estremo difensore del Forest dal canto suo, ammetterà gli errori: "Sono responsabile di due goal". "Questo è certo", gli fece eco causticamente Clough. Al ritorno poche emozioni, solo tanta adrenalina. I tedeschi hanno due risultati su tre per qualificarsi, ma non sfruttano alcune buone opportunità nel primo tempo e vengono puniti dal cinismo del Nottingham  Forest che spezzò i sogni dei renani con un colpo di testa di Ian Bowyer. Tschüss, Köln.  

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